Interview mit Luigi Quadranti von Lucia Morello, veröfffentlicht in das Magazine Ticino7  Nr.4, Januar 2002






Mit seine Frau Alda



In 1974 auf der Punta Fauis








Sanguigno e istintivo, Luigi Quadranti appartiene a una razza culturalmente in via di estinzione che non ha ancora dimenticato il legame con la terra. Un’infanzia contadina vissuta a Castel S. Pietro nel Mendrisiotto e il periodo degli studi al Conservatorio di Milano forgiano in lui un temperamento forte e vitalistico carico di potenzialità creative.
di Lucia Morello


Uomo che ama le grandi sfide, musicista e compositore che coltiva il suo interesse per la musica dal Medioevo ai giorni nostri, al pubblico ticinese propone da anni le rassegne "Musica nel Mendrisiotto" e "Cantar di pietre" diventate, nel corso degli anni, una vetrina aperta sulla musica contemporanea e un approfondimento musicale storico e filologico.

Sono... figlio di famiglia contadina da più generazioni e questo è molto importante perchè ha influenzato e influenza il mio modo di pensare. Una famiglia contadina fittavola, che ha vissuto quindi la povertà. Naturalmente sono diventato compositore e musicista, però ci tengo a precisare questo mio punto di partenza.
Ho studiato... musica prima con Maria Terraneo a Como, poi al Conservatorio di Milano con Bruno Bettinelli. Ho fatto parte della mitica classe o aula 19, dico "mitica" perchè dall'aula 19 sono usciti i Corghi, i Muti, i Pollini, i Canino... e sono uscito anch'io, e tantissimi altri. Ho studiato anche con Bortone musica medievale. Amico di Beltrami, allievo di Castagnone... fra tanti... gli anni milanesi - gli anni Sessanta - sono stati veramente belli, anche se per me sono stati un periodo faticoso e difficile perchè non avevo mai un soldo in tasca. Anni da bohémien, nel vero senso della parola, perchè i miei non potevano certo aiutarmi più di quello che hanno fatto. Infatti d'estate facevo il contadino e aiutavo mio padre nei campi.
A Milano... ho trascorso degli anni stupendi, ho conosciuto persone straordinarie. Tra l'altro ho conosciuto Quasimodo; poi, a Certaldo, dove sono andato a fare dei corsi, ho conosciuto Nino Pirrotta, uno dei più grandi studiosi di musica medievale. Ricordo il grande amico Riccardo che non è l'uomo che tanti dipingono, ma è invece un uomo molto buono che tante volte mi ha pagato da mangiare perchè non avevo i soldi... Queste, nella vita, sono cose bellissime, che non si dimenticano.
La voce... è l'unico strumento vero, gli altri sono sussidiari. La voce umana mi dà una carica incredibile, e non solo ascoltandola nell'opera lirica, ma anche nel canto gregoriano, nel canto del Cinquecento o nel emplice canto delle osterie. Purtroppo oggi non si canta più e in genere si canta troppo poco, forse non si sa più cantare. Il canto riscalda l'anima, dà una carica di vita.
Il vino... è un meraviglioso nettare. Come figlio di contadini ho coltivato la vigna con mio padre e la coltivo ancora oggi. Sono musicista ma anche contadino e faccio il mio vino. Il vino è una cosa stupenda, è qualcosa di vivo e non nuoce se lo si sa usare. Esattamente come le donne.
La montagna... è vita, è crescita spirituale e intellettuale, è filosofia, è religione, è tutto... Naturalmente parlo di montagna intesa come alpinismo, come escursionismo estremo, come pelli di foca e sci-alpinismo, come qualcosa di veramente duro. Montagna è anche verità perchè con lei non si può barare, è conoscenza di sè stessi, conoscenza e rispetto della natura, umiltà ma anche solidarietà con chi con te ne condivide la sua realtà, è musica, è verità assoluta ed è forse, per chi crede, anche un modo di pregare. La montagna è una cosa a cui non posso rinunciare pur pensando che gli anni passano.
Il silenzio... quando sei in montagna, ti fa sentire l'aria vibrare nelle orecchie. Il silenzio è fondamentale perchè ti aiuta a pensare, a confrontarti con te stesso, a crescere. A qualcuno il silenzio fa paura e il fracasso è sempre un modo per stordirsi, per non guardarsi dentro, per non dover affrontare le proprie problematiche.
Che cos'è il suono... è una cosa difficile da dire. Potrebbe essere la vibrazione di un filo d'erba nel silenzio della montagna, un fiore che si apre, un pensiero che nasce dentro di te guardando la donna che ami, accarezzando il cane che hai vicino. Essere musicista vuol dire saper organizzare queste cose in una forma, in un discorso. Tutte le cose possono diventare suono, possono diventare musica... e non metto limite, anche qualcosa che cade per terra e fa fracasso.
L'armonia... è un equilibrio interiore che non necessariamente significa la pace assoluta, ma è l'equilibrio di forze contrastanti e quindi anche la dissonanza, la lotta, l'equilibrio interiore. E l'equilibrio interiore non vuol dire stare tranquilli e pacati, vuol dire sapere equilibrare le forze. Armonia è anche salire in montagna, guardare il mondo dall'alto, è anche saper ascoltare, saper stare in mezzo alla gente.
Musica... è qualsiasi cosa... anche svegliarsi la mattina con vicino la propria donna. Tutto è musica per me. è una forma di preghiera, una forma di vita dalla quale non posso prescindere. Musica è la montagna, è arare il campo, è potare la vigna.
Comporre significa... comunicare quello che ho dentro. Non posso farne a meno. Io credo nella comunicazione. L'arte è comunicazione e anche dicendo, per esempio, che non credo nella comunicazione, ho già comunicato qualcosa. Certo, non vuol dire lasciarsi andare... Comporre significa anche fare uno sforzo intellettuale, avere una disciplina interiore, crescere. Io compongo più per me stesso che per gli altri. Non ricerco il successo. Infatti compongo in modo completamente estraneo a certe correnti attuali. Comporre è anche un partorire qualcosa... a volte mi sento gravido come una donna...
L'associazione "Musica nel Mendrisiotto... esiste da ormai 24 stagioni ed è nata con il desiderio di portare la musica ad un pubblico sempre più vasto - non solo la cosiddetta musichetta facile, quella che io chiamo "le caramelle" - ma la musica contemporanea del XXosecolo, per conoscere il passato e per capire il presente. 24 anni fa c'era poca musica e una cultura musicale poco sviluppata. "Musica nel Mendrisiotto", oggi, è soprattutto questo fatto pionieristico di portare alla nostra gente la musica sia del passato che quella contemporanea per fargliela amare e capire. I discorsi sulla filologia musicale del Canton Ticino, almeno per un certo periodo storico, cioè dal Seicento in poi, l'ha fatto per prima "Musica nel Mendrisiotto", e sotto questo aspetto ha svolto una funzione fondamentale. In 24 anni abbiamo fatto quasi 60 prime assolute, il che vuol dire quasi tre all'anno, e più di 200 pezzi del XXo secolo. Purtroppo "Musica nel Mendrisiotto" si è scontrata e si scontra ancora col peggiore provincialismo, che non è quello di vivere in provincia, ma è quello di chi pensa che altrove è sempre meglio. Il peggiore provincialismo è anche - non so se posso dirlo - certe stagioni che girano per il Canton Ticino...
"Cantar di pietre"... rappresenta il mio interesse per la musica medievale ed è un'associazione che esiste da 15 anni. All'inizio eravamo in contatto con quelli di Como, poi ci siamo distaccati.
A Castel S. Pietro, il mio paese... vivo dalla nascita. È un paese che amo in modo viscerale ma verso il quale a volte nutro delle insofferenze... un po' come Giuseppe Verdi nei confronti di Busseto. È un paese che vorrei più vicino a certi miei ideali.
Partecipare... vuol dire fermarsi a parlare con qualcuno, esprimere le proprie opinioni, vedere cosa c'è da salvaguardare e da proteggere, dare un consiglio a una persona, fermarsi a parlare con un bambino e fargli vedere quanto è bello il paese, dire una parola - anche se può valer poco - a chi sta soffrendo, ridere insieme a chi ride e cantare e berciare nelle osterie le canzoni più sconce che si possano cantare... anche se poi c'è la polizia comunale che viene ad impedirti di farlo...
Il più grande vizio... è l'arroganza, che è figlia dell'ignoranza e della mancanza di cultura. L'altro vizio è il non sapersi mai mettere in discussione.
Una grande virtù... per me è invece l'orgoglio - non la superbia - che ti fa muovere, che ti fa costruire. Anche l'umiltà, ma non la mielosa e falsa umiltà, bensì la vera umiltà quella di Francesco d'Assisi. Un altro vizio è la carità, quella del "mettere le pezze", atteggiamento deleterio con il quale non si arriva ad applicare la giustizia sociale, che è invece molto importante.



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